Negramaro - Londra Brucia
23.01.2012
Quinto singolo estratto dall'album "Casa69, "Londra Brucia" oltre ad essere una "Signora Canzone" è stata soprattutto protagonista dell'ultimo tour dei negramaro.
Un'iniziativa dal nome "Teatro69".
La canzone ha una "coda" (una ghost track centrale, definita da Sangiorgi), parlata. Molti artisti da Marcorè a Beppe Fiorello, Chiarello, Santamaria e altri hanno avuto l'opportunità di recitarla a modo loro(ad Eboli, per esempio, è stata interpretata dal compaesano F. Di Leva interamente in dialetto napoletano). Il “Casa 69 Tour” ripartirà il 30 aprile dal "105 Stadium" di Genova e chissà cosa s'inventeranno per il nuovo tour i ragazzi della band.
La canzone dà quasi l'idea di un film o di una narrazione. La coda finale potrebbe ricordare i titoli di coda oppure potrebbe intendersi come una voce narrante.
Il brano tra l’illusione ed il disincanto(così definito dalla Sugar)è un crescendo di chitarre, emozioni e melodie dapprima più flebili e poi sempre più forti e decise. Come se l'umore del protagonista stesse cambiando e al primo spiraglio di luce, di speranza e consapevolezza ne viene fuori un ritmo più forte e incalzante scandito dal ritmo della batteria, fino a scemare verso la fine assieme ad un senso di stanchezza e rassegnazione ... a descrivere uno stato d'animo che vuole diventare libero, e liberarsi dalle paure e dai mille dubbi. Parole quasi rassegnate, ma piene di forza, quella stessa forza che ti fa andare avanti e ti fa sperare ... anche in situazioni ove la speranza può sembrare una trappola, ma è invece l'unico appiglio e punto di forza.
E' la storia di un sogno così bello da essere inseguito nonostante le mille difficoltà e di un "io", in fondo, troppo fragile.
Nel brano si respirano, in alternanza, sentimenti forti: rabbia, illusione, speranza, consapevolezza, rassegnazione.
L'approccio che il testo ha con la melodia è davvero dolce, lo si avverte nell'inizio, in quell'"Hi" pronunciato da una persona quasi intimidita. Una voce che fa il suo ingresso in punta di piedi.
Si descrive anche che l'affetto verso il prossimo, quand'è sincero, va ben oltre.
Viene fatto un paragone con Dio per spiegare che, alcune volte, cerchiamo qualcosa più grande di noi stessi, ci addentriamo in situazioni di cui non conosciamo molto e non abbiamo nessuna certezza.
E poi, verso la fine si ribadisce che i ricordi sono importanti.
Fino ad arrivare - in compagnia di insicurezze, dubbi e rassegnazione - alla ricerca di sè stesso, del senso e dell'"io" dopo aver perso tutte le certezze e la speranza iniziale.
"Mi tengo stretto il sogno mio e ti lascio finire i giorni, i tuoi giorni, nella mia testa accanto a me."
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Testo a cura di Annachiara Mansino